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Una foto dell’Italia, tra bellezza e dannazione.

  • Immagine del redattore: Alfredo DE GIOVANNI
    Alfredo DE GIOVANNI
  • 3 feb
  • Tempo di lettura: 1 min

Se dovessi scegliere una foto simbolo dell’Italia, sarebbe questo scatto straordinario di Massimiliano Pedi.


C’è tutto in questa foto. Storia, natura, mare, bellezza.

In primo piano il Castello di Sant'Aniceto: una nave di pietra bizantina con la prua ai monti e la poppa al mare, sospeso su Motta San Giovanni, l'Etna innevato sullo sfondo al di là dello Stretto di Messina.


C’è tutto. Meraviglia, fragilità, splendore, nostalgia.

L’Italia, una spina di argilla e calcare conficcata nel Mediterraneo, talmente bella da fare male.


C’è tutto. Lo sperone di roccia dell’Appennino nato in un oceano di milioni di anni fa, l’aria di cristallo che apre lo sguardo su Scilla e Cariddi, il mare che s’infila tra pezzi di montagne, il fuoco che preme sotto il vulcano.


C’è tutto. Forza, morte, rinascita, dannazione, stupore.

Non c’è terra più bella e maledetta dell’Italia.

Non esiste luogo al mondo in cui le forze della natura abbiano modellato un tale paesaggio, intersezione di popoli, canti, storie, lingue, invenzioni.


C’è tutto. Poesia, disgrazia, furore, paura, preghiera.

Non puoi dire di aver vissuto se non hai visto l’Italia. Ogni nuova scoperta ti fa esplodere la bellezza tra le mani, negli occhi.


Di questa stupore facciamo scempio, come se angeli e demoni abbiano scelto questo lembo di terra per contendersi il mondo.

A noi non resta che l'urto della bellezza tra le mani, abitare l’inferno o salvarci l’anima, lasciarla alla pazzia o all’amore di chi verrà.

 
 
 

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