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Alberi "assassini"

  • Immagine del redattore: Alfredo DE GIOVANNI
    Alfredo DE GIOVANNI
  • 14 apr
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 16 apr


Ho aspettato un po’ prima di parlare della tragedia di Bisceglie.

La morte assurda di una bambina di 12 anni, la piccola Alicia, schiacciata da un albero di pino collassato al suolo nella terribile giornata di vento del 13 aprile 2026, mi ha lasciato sgomento.


Ho aspettato, perché di fronte a un dolore così straziante è doveroso prestare silenzio, rifugiarsi nella preghiera. Ho provato a interrogarmi, a immedesimarmi nei genitori, nell’animo dei parenti, delle amiche, degli amici di scuola, di tutti coloro che la conoscevano, di chi sta vivendo un dolore indicibile, una rabbia, una disperazione che consuma. Qualcosa che distrugge e che insidia qualsiasi speranza.

Ho aspettato, perché sono anni che giro le scuole per parlare di alberi, della loro importanza nelle nostre vite, della necessità di piantarli nelle città, di prendercene cura.

Associare la parola albero alla morte è spaventoso, associare l’immagine di un albero alla vita spezzata di una bambina è inaccettabile.

La mente non riesce a realizzare, si paralizza, entra in un cortocircuito.


Per anni racconti ai bambini che gli alberi e le piante sono la vita, consentono la nostra esistenza su questo pianeta, ci donano ossigeno, ombra, medicine, frutti, musica, gioia. Poi arriva quel giorno in cui un albero uccide una bambina di 12 anni, e tutto precipita e ti esplode nella testa: un albero di pino può essere un assassino.

Un albero, per quanto essere vivente, senziente, può premeditare di cadere su una bambina, di spezzare una vita? La risposta è, ovviamente, no.

Un albero di pino – una specie piantata dagli uomini nelle città – si comporta come un albero. Sopravvive, si espande, cresce, si muove con le radici dove può, agita la chioma, si riproduce, cerca acqua, luce, riposo e, alla fine, muore.


Ma un albero di pino vuole vivere in contesti urbani inadeguati? Vuole essere capitozzato, martoriato, dimenticato, insultato, ferito?

Nelle domande precedenti, proviamo a sostituire “vuole” con “deve”.

Perché è proprio questo il punto.

Siamo noi a piantare gli alberi di pino nelle città, soprattutto dagli anni ’20 del XX secolo: con il loro fusto eretto, la chioma fiera, i pini rappresentavano l’identità di una Nazione, l’estetica pittorica di una pianificazione urbanistica precisa. Erano il simbolo della “romanità”, del paesaggio italico, donavano un senso di ordine, di solennità patriottica. Tutte le città hanno cominciato a piantare Pinus pinea o Pini d'Aleppo, giacché i pini erano (e sono) pratici e a basso costo, possono crescere in terreni poveri e sabbiosi, richiedono poche cure nei primi anni, sono perfetti per “verdire” rapidamente le nuove espansioni urbane, le città di fondazione, le zone 167.


Ma i pini non sono intrinsecamente instabili, lo diventano in un contesto urbano aggressivo, menefreghista, egoista.

I pini sviluppano radici laterali forti per stabilizzarsi, ma in città, queste radici sollevano l'asfalto; durante i rifacimenti stradali le radici vengono tagliate drasticamente per livellare il manto, compromettendo l'ancoraggio. Se non vengono manutenuti, se le chiome non vengono sfoltite ad arte - gli “ombrelli” tipici dell’età adulta – si comportano come grandi vele. In presenza di raffiche di vento eccezionali la pressione esercitata sul fusto diventa enorme, le radici poco resistenti, talvolta fradice d’acqua, senza spazio per ancorarsi in mezzo al cemento, cedono.

Ed è così che l’albero viene giù.

Ma gli alberi, non vogliono venire giù.

Gli alberi fanno di tutto per sopravvivere. Noi no.


Noi esseri umani, facciamo di tutto per conquistare, espanderci, arricchirci, spesso a scapito degli altri. Facciamo di tutto per accumulare, anche se siamo sazi. Ci comportiamo come se avessimo un pianeta senza fine, disperdiamo risorse, senza avere una visione, trascurando chi verrà dopo di noi.

In una sola parola, sabotiamo noi stessi e i nostri figli.


La povera Alicia merita un’intera foresta a suo nome.

Questo è quello che dobbiamo fare. Perché una morte assurda, inaccettabile deve essere trasformata in un amore immenso. Dopo aver accertato ogni responsabilità, richiesto ogni risarcimento, sarà il tempo di recuperare le nostre anime.

Dopo aver tagliato tutti gli alberi malati delle nostre città – avendo prima appurato che non vi è altra possibilità -  quegli alberi che hanno subito maltrattamenti a causa nostra, che abbiamo messo a dimora senza cura e lungimiranza lungo strade anguste, a ridosso di luoghi affollati, senza suolo e spazio per vivere, quegli alberi che sono diventati un pericolo, dopo questa triste e necessaria eliminazione, allora dovremo rifondare le nostre comunità, cambiare paradigma, ripensare il futuro.


Gli addetti ai lavori, i geologi, i climatologi, gli arboricoltori lo stanno urlando da anni: le città non sono più sostenibili con questo clima mutato, dobbiamo ripensarle.

Il rinnovamento dovrà essere graduale e continuo, i fondi da stanziare per la vivibilità e il verde urbano, la cura e la manutenzione, dovranno essere costanti e non relegati al fondo dei bilanci. In sostanza, la questione “verde urbano” dovrà essere posta in cima alle agende politiche di ogni amministrazione dello Stato, dai Comuni, alle Province, alle Regioni.

Ci aspetta un lavoro enorme, lungo, estenuante e la società civile ha un ruolo fondamentale, di presidio, di sostegno, di esortazione, perché i sindaci da soli non possono fare tutto.


La rabbia è, come al solito, doverci svegliare dopo una tragedia, accorgerci di essere stati pavidi, egoisti, insensibili per lungo tempo, anche se tutti i segnali erano presenti.

La rabbia è constatare, ancora una volta, che verranno prese decisioni sull’onda delle emozioni, che si agirà nell’emergenza e non nella prevenzione.

La rabbia è assistere impotenti alla tragedia di una giovane vita spezzata che aveva tutto il diritto di vivere in una città sicura, di scoprire il suo futuro.

Una preghiera per lei, per i suoi genitori, per noi tutti.



 
 
 

1 commento


beherusize050
3 giorni fa

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