La città sotterranea: il "sottosopra" che ci affascina
- Alfredo DE GIOVANNI
- 29 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 13 gen

Che sia il “sottosopra” della serie televisiva Stranger Things dei Duffer Brothers o i mille pozzi di Isaura delle Città invisibili di Italo Calvino o le labirintiche fogne di Parigi de I Miserabili di Victor Hugo, da sempre, i criptopaesaggi, i paesaggi nascosti che abitiamo, finiscono per toccare l'immaginario e abbracciare ciascuno di noi.
Sin dalla notte dei tempi, il semplice evocare grotte, cavità, passaggi sotterranei, permette di aprire varchi nel profondo, sipari che si affacciano su una dimensione interiore che scatena un misto di attrazione e repulsione, quiete primigenia e terrore ignoto.
Sentimenti che ho toccato, personalmente, come visitatore e accompagnatore della recente visita alla “Barletta sotterranea” organizzata dal collettivo Free walking tour (lo scorso 28 dicembre n.d.r); un giro inedito che ha riguardato anche la natura geologica della città, l’origine delle pietre che formano i monumenti e le fondamenta del centro storico, qualcosa che raramente viene raccontata.
È un fatto che il sottosuolo delle nostre città, quel mondo “al contrario” che storici, poeti, letterati, geologi, archeologi, cercatori di verità provano a raccontare da secoli, resti un elemento centrale che attiene non solo alle radici, ma anche alla "coscienza sporca" di una comunità, il luogo dove tutto converge, dal fango alla redenzione, dalla morte alla rinascita.

Quel mondo non può non sedurre, perché tratta, appunto, del mysterium fascinans e del mysterium tremendum di cui parla lo studioso delle religioni Rudolf Otto, due aspetti che le cavità sotterranee incarnano in modo emblematico finendo per individuare la categoria del sacro: ciò che attira l’uomo verso il trascendente, il “totalmente Altro”, il divino o il suo contrario. Sono il terrore reverenziale di fronte all’abisso, l’oscurità che inghiotte la luce, il desiderio irresistibile, ma anche il fascino della scoperta, la promessa di rifugio, di segreti custoditi nel cuore della terra, di una verità celata oltre la superficie.
Quel mondo ctonio (dal greco χϑόνιος, chthónios, “della terra”, “sotterraneo”) che rappresenta, da sempre, il sistema che si contrappone - anche se intrinsecamente legato - al mondo uranio o celeste degli dei e della luce. È il mondo della potenza vitale e della fertilità: la terra (Gea) generatrice della vita che nutre e fa germogliare, quello delle divinità ctonie che presiedono ai cicli della natura, alla semina e al raccolto incarnando la potenza nascosta che dalla morte apparente – l’interramento del seme – genera nuova vita.
Plutone, Proserpina, Demetra, Ecate, Mefite, Angizia, le Madonne dal volto bruno, San Michele Arcangelo, tante sono le figure divine del mondo mediterraneo, sia pagano che cristiano, a cui sono state dedicate culti ctoni che riconoscevano nella sacralità del sottosuolo la forza primordiale e generativa del nostro pianeta, l’accettazione della ciclicità della vita che emerge dall’oscurità e vi ritorna, l’utero materno, il misterioso legame tra la sopravvivenza dell’uomo, la fertilità del suolo e il destino delle anime.
In molte città della Puglia, e non solo, si assiste alla nascita di tour sotterranei, di visite nascoste che finiscono per attirare turisti o comuni abitanti desiderosi di vivere un’esperienza nuova, sia solo una passeggiata per perdersi nella memoria, riscoprire un po’ di silenzio, forse sé stessi.
È successo l’altra sera a Barletta, dove un centinaio di persone ha sfidato il freddo di dicembre per immergersi nelle segrete del Castello, nella cripta della Cattedrale sino alle sue origini paleo-cristiane e pagane, così come lungo tratti delle antiche vie del XI secolo e dei vacculi (fossati e canali di scolo) che bordavano le antiche mura della città ancora riconoscibili nelle sovrapposizioni architettoniche della Cantina della Disfida. Leggende che parlano di misteriosi collegamenti tra castello e cattedrale magari vengono meno, ma la consapevolezza della ricchezza del nostro sottosuolo, di una città ritrovata, riempie il cuore di ogni visitatore soprattutto se colmo di curiosità.

Penso non si possa definire ancora un vero e proprio geoturismo, ma la richiesta è in crescita e già si parla di un nuovo tour imminente nel sottosuolo di Barletta, o in quello di Bari, di Adelfia, di Canosa di Puglia, di Andria, di Gravina, di Castellaneta. In ogni caso si avverte un’urgente necessità di conoscenza del profondo, di ri-scoperta, di nuova socialità, di incontri che possano generare domande, magare regalare risposte.
Chi governa le nostre città farà bene a dare ascolto a tutto ciò, investendo nella messa in sicurezza di un tale patrimonio, in azioni di tutela e valorizzazione, qualcosa che serve a tutti per recuperare un senso, la memoria di cui abbiamo bisogno per andare avanti.

Immagini del tour su Instagram👇



Commenti