top of page
Cerca

Buon 2026 di coraggio!

  • Immagine del redattore: Alfredo DE GIOVANNI
    Alfredo DE GIOVANNI
  • 31 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min


Molti numerologi ritengono che con l'anno 2025 si sia chiuso un portale: il 2025 è il quadrato della somma di tutte le cifre decimali (0+1+2+3+4+5+6+7+8+9)² = 45² = 2025, per cui per molti è stato un anno di crisi, di trasformazioni interiori, di apertura di nuove prospettive, di ferite, di rinascita, di energie ritrovate, bla, bla, bla.

Come sarà questo 2026?

La somma delle sue cifre porta ad 1, quindi, in teoria, tutto dovrebbe ricominciare.

Una cosa però l'ho imparata alla soglia delle mie 56 primavere: se non ci si dà coraggio, non si va da nessuna parte.


Voglio augurarti un buon anno di coraggio.

Lo faccio con le parole del grande Mircea Eliade (1907-1986) - storico delle religioni -che nel 1934 pubblicava con il titolo "Oceanografia" una selezione di articoli e saggi apparsi a Bucarest sul giornale "Cuvântul" e sul settimanale "Vremea" nei due anni precedenti.

Da quando le ho scoperte me le vado a rileggere, di tanto in tanto, visto che il suo "INVITO AL CORAGGIO" vale per ogni stagione, ogni attimo di vita.


Eccole qui:

"In mezzo all'inferno contemporaneo con le sue esalanti putredini, le sue luci di cadaverica fosforescenza, le sue miserie umane, il suo crollo etico, il suo caos spirituale, una sola forza deve innalzare le sue braccia: il coraggio, I'orgoglio della sofferenza, l'orgoglio della miseria, I'orgoglio della speranza disperata.


Quando tutto marcisce attorno a noi, perché avere paura? La nostra vita può ricominciare da zero. Quando tutto perde il suo senso, quando tutto diviene niente e vanità, perché lamentarsi? La nostra semplice presenza viva calpesta tutto il nulla del mondo, tutta la vanità della Creazione. È vero, siamo sciocchi e miserabili, siamo insignificanti e peccatori, siamo incapaci, farabutti, nullità, mediocri, tutto quel che volete. Di fronte a queste verità, vorrei che una dozzina di giovani potesse esclamare: "Ebbene?!"


Che gridino il loro disprezzo verso iI destino, verso la triste ora che ci è dato di vivere, verso la nostra pietosa condizione umana, verso tutto quanto è mediocre, deplorevole e inerte nella nostra tradizione europea, cristiana e romena. Che gridino ogni giorno davanti a tutti, davanti a tutto quello che accade: "Ebbene? Ebbene?".


È vero tutto ciò che dite, è vero tutto quello che succede, come sono veri la nostra tragica limitatezza, la nostra decomposizione e l'evanescenza dei nostri atti. È vero, è vero, è vero! E tuttavia gridare: "Ebbene?". Finché sono vivo, finché ho la vita dalla mia, finché il miracolo della creazione abita il mio corpo, il mio sangue e il mio spirito, quale potenza delle tenebre può inghiottirmi, quale miraggio del nulla può spezzarmi, quale caos è così grande da potersi misurare con quella incommensurabile quantità di vita che mi è stata assegnata?


No, signori, tutto ciò che marcisce attorno a noi non è fatto per deprimerci; al contrario, è un'esortazione della vita che ci invita a imitare il suo gesto iniziale: la creazione, la nascıta, la rinascita. È un invito al buon umore, al coraggio, all'azione. A un'azione che non significhi sforzo esteriore, ma che rappresenti la nostra stessa vita, il suo compimento, la sua trionfante crescita e la sua organicità.


Che l'azione sia la nostra vita.

Iluminiamola, innalziamola, manteniamola inalterata in mezzo a tante forze oscure. La nostra vita nella sua interezza è la sola risposta che nessuna negazione, nessuna critica, nessuna dinamite metafisica possono più ignorare. [...] La sconfitta non esiste se non per chi non riprende a lottare. Tutto si può distruggere, tutto può farsi polvere, tutto passa tranne il gesto della vita [...]".


Rileggendole mi viene da sostituire "Ebbene?!" con "Esticazzi?!".

A Mircea sarebbe piaciuto, forse funziona di più.

Buon anno, amici.

 
 
 

Commenti


© 2025 by Paolo Manfré. Powered and secured by Wix
bottom of page